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Una battaglia portata avanti da qualche tempo dalle associazioni ambientaliste capeggiate da Legambiente, cui ultimamente si sono aggiunti gli adepti di Ultima Generazione seguiti, manco a dirlo, da tutto lo squinternato carrozzone della sinistra Ztl – Pd, +Europa, Verdi & Sinistra, Potere al Popolo e altri gruppuscoli variamente assortiti – è la richiesta di cancellare i cosiddetti “sussidi ambientalmente dannosi” (Sad) perché, a loro detta, contribuirebbero a premiare comportamenti errati che avrebbero impatti disastrosi sui cambiamenti climatici. Di contro, gli stessi soggetti spingono affinché quelle stesse risorse vengano dirottate sui cosiddetti “sussidi ambientalmente favorevoli” (Saf).

Detta così non fa una piega, no? Togliamo soldi dalle attività inquinanti e li mettiamo su quelle pulite: chi mai potrebbe contestare un’affermazione così apodittica? Ma siamo davvero sicuri che le cose stiano proprio così? Per rispondere a questa domanda, affrontiamo la questione dall’inizio e cerchiamo innanzitutto di capire di cosa stiamo parlando.

Classificazione dei sussidi

In questo nostro intento ci viene in aiuto il documento fondamentale disponibile sul sito del Ministero per l’ambiente e la sicurezza energetica (MASE), cioè il catalogo dei sussidi ambientalmente dannosi e ambientalmente favorevoli.

Scopriamo così che questa classificazione nasce da lontano, da un diktat Ue, l’ennesimo, e prende forma per la prima volta durante il governo Renzi con la promulgazione della legge n. 221 del 28 dicembre 2015 la quale, all’articolo 68, dispone tale classificazione con l’intento di attribuire una qualità positiva (“favorevole”) o negativa (“dannoso”) a ciascuna misura di sostegno esistente, a seconda delle finalità del sussidio. In realtà, il catalogo contempla anche una terza categoria, “incerto”, attribuita a tutti quei sussidi di cui non siano del tutto chiari i contorni del loro impatto.

La procedura di determinazione è estremamente farraginosa: leggiamo infatti testualmente che:

Come previsto dalla legge, il ministro dell’ambiente trasmette il catalogo ai presidenti delle Camere e al presidente del Consiglio dei ministri e ai ministri del Comitato interministeriale per la transizione ecologica (CITE). Il CITE – istituito nel 2021 ed al quale sono state delegate le decisioni in tema di sussidi ambientalmente dannosi – ha convenuto che la graduale rimozione dei sussidi vada definita entro il 2025 in accordo con gli obiettivi della Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile e i principi di Do Not Significant Harm, del Green Deal europeo, della strategia Fit for 55 e in linea con il Piano nazionale della transizione ecologica.

Non notate niente di strano in questa procedura? Vi do un piccolo aiuto: gli organismi incaricati di effettuare la classificazione e gli obiettivi alla luce dei quali essa deve essere eseguita sono tutti green oriented: “Comitato interministeriale per la transizione ecologica”, “Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile”, “Green Deal europeo”, “Fit for 55”, “Piano nazionale della transizione ecologica”. È come se, in un processo penale, il pubblico ministero fosse al tempo stesso anche il magistrato giudicante: che esito pensate avrebbe il processo?

Non solo, ma, come scritto chiaramente, l’obiettivo di fondo è la definizione, entro il 2025, della roadmap per l’abolizione di tali sussidi. Quindi, sempre ricorrendo alla similitudine con il processo penale, è come se la sentenza per l’imputato fosse stata già scritta prima ancora che il processo avesse inizio. Comincia quindi a sorgere un primo sospetto: tanto imparziale non deve poi essere questa classificazione. Ma accingiamoci adesso a guardare nel dettaglio cosa prevede questo catalogo.

Sussidi ambientalmente dannosi

Nel 2021 i sussidi classificati come ambientalmente dannosi sono ammontati a 22,391 miliardi di euro. E qui, grazie al documento del MASE, siamo in grado di smascherare subito la balla colossale propalata da Legambiente, ripresa successivamente dagli adepti di Ultima Generazione, secondo cui questi sussidi invece ammonterebbero a ben 41,8 miliardi di euro.

Sgombrato il campo dalle balle degli ambientalisti au caviar, andiamo a guardare in dettaglio la classificazione dei sussidi nel catalogo del MASE. Scopriamo così che quelli che sono stati definiti sussidi ambientalmente dannosi sono in larghissima parte costituiti da sgravi fiscali per determinate categorie di lavoratori e per le famiglie indigenti.

In altre parole, sono sussidi introdotti per mitigare i costi di esercizio in diversi campi di attività, la cui abolizione porterebbe come conseguenza un aumento dei prezzi di molti prodotti e servizi fondamentali, tanto per le imprese quanto per i consumatori, oltre che ovviamente accrescere le sofferenze delle fasce più deboli della popolazione. Qui l’elenco del 90 per cento di tali sussidi:

  • EN.SI.24 – Differente trattamento fiscale fra benzina e gasolio: 3,377 miliardi di euro.
  • IVA.01 – Iva agevolata per la cessione, da imprese costruttrici e non, di case di abitazione, non di lusso, prima casa per acquirente: 2,601 miliardi di euro.
  • EN.SD.01 – Rilascio delle quote ETS assegnate a titolo gratuito: 2,412 miliardi di euro.
  • IVA.13 – Iva agevolata per case di abitazione non di lusso: 2,313 miliardi di euro.
  • IVA.07 – Iva agevolata per l’energia elettrica per uso domestico: 1,828 miliardi di euro.
  • AL.SI.02 – Credito d’imposta per l’acquisto di beni strumentali nuovi destinati a strutture produttive nelle zone assistite ubicate nelle regioni del Mezzogiorno: 1,667 miliardi di euro.
  • EN.SI.19 – Rimborso del maggior onere derivante dall’aumento dell’accisa sul gasolio impiegato come carburante per l’autotrasporto merci ed altre categorie di trasporto passeggeri: 1,361 miliardi di euro.
  • EN.SI.21 – Impiego dei prodotti energetici nei lavori agricoli e assimilati: 935 milioni di euro.
  • EN.SI.04 – Esenzione dall’accisa sui prodotti energetici impiegati come carburanti per la navigazione aerea diversa dall’aviazione privata da diporto e per i voli didattici: 878 milioni di euro.
  • IVA.17 – Iva agevolata per smaltimento in discarica: 703 milioni di euro.
  • EN.SI.05 – Esenzione dall’accisa sui prodotti energetici impiegati come carburanti per la navigazione marittima: 618 milioni di euro.
  • EN.SI.02 – Esenzione dall’accisa sull’energia elettrica impiegata nelle abitazioni di residenza con potenza fino a 3 kW fino a 150 kWh di consumo mensile: 592 milioni di euro.
  • EN.SI.29 – Agevolazioni per le imprese a forte consumo di energia elettrica: 580 milioni di euro.

Se voi foste il giudice”, come la famosa rubrica a pagina 26 de La Settimana Enigmistica, quali di questi sussidi abolireste perché realmente ambientalmente dannosi? C’è qualcuno che, in cuor suo, può davvero definirli “ambientalmente dannosi”?

Prendiamo il primo della lista: come può il diverso trattamento fiscale tra benzina e gasolio essere financo definito un “sussidio”? E poi, sussidio a favore di chi, se stiamo parlando di una partita di giro fiscale? Continuando a scorrere la lista, come può l’Iva agevolata per l’acquisto della prima casa, per le abitazioni non di lusso e per l’energia elettrica per uso domestico nel caso di famiglie indigenti essere considerata un sussidio ambientalmente dannoso? Non sarà mica per caso un velato invito ad andare a vivere nelle grotte?

E così via per le agevolazioni nei trasporti, nella pesca e nell’agricoltura: parliamo di sussidi che tutto sono tranne che ambientalmente dannosi in senso letterale. Degno di nota, infine, il credito d’imposta per l’acquisto di beni strumentali destinati a strutture produttive nel Mezzogiorno, anch’esso classificato come sussidio ambientalmente dannoso: cosa dovremmo dedurne, che investire al Sud sia dannoso?

Ricordate la similitudine con il processo penale? Ecco, adesso abbiamo l’evidenza schiacciante di cosa succede quando il pubblico ministero è anche il giudice che emette la sentenza!

Ricapitolando, come potete verificare voi stessi scorrendo il catalogo del MASE (tabella 17 pag. 326), nessun sussidio classificato come ambientalmente dannoso va ad agevolare né società petrolifere, né imprese inquinanti e né tantomeno attività in genere realmente dannose per l’ambiente. Al contrario, si tratta di agevolazioni fiscali che vanno incontro alle esigenze delle fasce più deboli della popolazione e che sono necessarie per contenere i prezzi di prodotti e servizi; per la cronaca, proprio ciò che dovrebbe stare più a cuore alla sinistra, no?

Sussidi ambientalmente favorevoli

Vediamo adesso invece l’altra faccia della medaglia: nel 2021 i sussidi classificati come ambientalmente favorevoli sono ammontati a 18,605 miliardi di euro. Tuttavia, a differenza dei Sad, i Saf sono volti essenzialmente a promuovere l’agenda green nelle sue forme più disparate, come possiamo vedere dall’elenco che raccoglie l’80 per cento di questi sussidi:

  • EN.SD.07 – Incentivazione dell’energia elettrica prodotta dai sistemi fotovoltaici: 6,236 miliardi di euro.
  • EN.SD.06 – Incentivazione dell’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili diverse dal fotovoltaico: 5,567 miliardi di euro.
  • AL.SI.16 – Detrazione del 50 o 65 o 110 per cento per vari interventi di riqualificazione energetica degli edifici esistenti di qualsiasi categoria catastale, anche rurale, posseduti o detenuti: 1,294 miliardi di euro.
  • AP.SD.17 – Pagamento per le pratiche agricole benefiche per il clima e l’ambiente (greening): 1,111 miliardi di euro.
  • TR.SD.11 – Incremento del fondo per l’acquisto di autoveicoli a basse emissioni di CO2: 630 milioni di euro.

Un ulteriore 7 per cento va poi a coprire due misure giuste che però non sarebbero a rigor di termini definibili come “ambientalmente favorevoli”: la detrazione per interventi relativi all’adozione di misure antisismiche (AL.SI.18 – 795 milioni di euro) e l’agricoltura biologica (AP.SD.27 – 473 milioni di euro).

Come vedete, i primi due più cospicui sussidi – 11,803 miliardi di euro, il 63 per cento del totale dei Saf – sono proprio funzionali all’installazione di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili che, a differenza dei Sad, favoriscono grandi gruppi finanziari internazionali (come JP Morgan) che investono in Italia in questo genere di impianti perché notevolmente profittevoli a causa – sì, avete letto bene: a causa – della legislazione vigente estremamente benevola e generosa.

Inoltre, ad avvantaggiarsene sono anche tutti quei privati che possono permettersi un’abitazione unifamiliare e che quindi possono accedere ai sussidi per l’installazione di impianti fotovoltaici sul tetto: la medio-alta borghesia, insomma.

I gruppi sociali che difende la sinistra

A questi due sussidi statali vanno poi ad aggiungersi le tariffe incentivanti sulla produzione di energia rinnovabile che paghiamo tutti noi in bolletta: un altro “conticino” di circa 10 miliardi di euro l’anno spalmati sui kWh consumati, un aggravio medio di 3,12 €cent/kWh che fa lievitare le bollette delle famiglie di una media di 110 € l’anno, di questi tempi una pura follia!

Stendiamo poi un velo pietoso su quei 1,294 miliardi di euro relativi alla detrazione per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici esistenti, che ci si augura di non vedere mai più in alcuna legge di bilancio, considerati i danni che i “cappotti termici” e le “pompe di calore” stanno causando al patrimonio edilizio italiano, l’ennesima eredità avvelenata del grillismo in salsa rosé.

Stessa cosa dicasi per gli ultimi due sussidi della lista, gli 1,111 miliardi di euro per le pratiche agricole benefiche per il clima e l’ambiente (in buona sostanza, fuffa green), e i 630 milioni di euro per l’incremento del fondo per l’acquisto di autoveicoli a basse emissioni di CO2, alias incentivi per l’acquisto di auto elettriche: due sussidi di cui nessuno dotato di un briciolo di buon senso sentirebbe la mancanza.

Una modesta proposta

Alla luce di quanto avete visto con i vostri occhi, è più chiaro adesso quanto perversa e politicamente orientata sia questa surrettizia classificazione dei sussidi? E allora, approfittiamone per lanciare al governo un segnale in controtendenza in merito proprio ai sussidi classificati come “ambientalmente favorevoli”.

Abbiamo già spiegato nelle settimane passate perché è assurdo continuare a sussidiare gli impianti eolici e fotovoltaici, tecnologie vecchie di cinquant’anni che hanno raggiunto da almeno vent’anni la loro piena maturità tecnologica, nessuna delle quali, in aggiunta, è di interesse nazionale; pertanto, non ci dilunghiamo oltre su questo aspetto.

A questo aggiungiamo che né gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici, né il greenwashing in agricoltura e né tantomeno l’acquisto di auto elettriche dovrebbero essere più oggetto di aiuti statali di alcun tipo per i motivi che sono sotto gli occhi di tutti: il fallimento delle ristrutturazioni edilizie realizzate dagli “avventurieri del 110 per cento” nonché il disastro ambientale causato dalla fabbricazione delle batterie delle auto elettriche; del greenwashing in agricoltura, poi, non è nemmeno il caso di discutere.

Pertanto, reiteriamo la nostra modesta proposta al presidente Giorgia Meloni per la prossima legge di bilancio, con l’aggiunta di ulteriori ipotesi migliorative:

  1. Per tutti gli impianti di produzione di energia da fonte rinnovabile che hanno già raggiunto il break-even point finanziario, cancellazione del credito d’imposta residuo ed eliminazione delle tariffe incentivanti sulla produzione futura di elettricità.
  2. Per gli impianti che ancora non hanno raggiunto il break-even point finanziario, mantenimento transitorio dell’attuale schema di sussidi e incentivi fino al suo raggiungimento, attingendo però i fondi per le tariffe incentivanti non più dalle bollette degli utenti ma dalla fiscalità generale.
  3. Blocco definitivo di incentivi e contributi statali a fondo perduto o tramite credito d’imposta per tutti gli impianti futuri di produzione di energia da fonti rinnovabili.
  4. Blocco definitivo di incentivi e contributi statali a fondo perduto o tramite credito d’imposta per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici.
  5. Blocco definitivo di incentivi e contributi statali a fondo perduto o tramite credito d’imposta per il greenwashing in agricoltura.
  6. Blocco definitivo di incentivi e contributi statali a fondo perduto o tramite credito d’imposta per l’acquisto di auto elettriche.
  7. Possibilità per i cittadini volenterosi che sentiranno il dovere morale di sostenere le energie rinnovabili di tasca propria di effettuare apposite erogazioni liberali in favore dello Stato che andranno a coprire una parte dei sussidi previsti al punto 2.

Tenendo conto che gli impianti a energia rinnovabile installati da più di 6-7 anni (che quindi hanno già ragionevolmente raggiunto il break-even point finanziario) sono circa il 70 per cento del totale, il risparmio per lo Stato derivante dall’implementazione del punto 1 sarebbe di circa 8 miliardi di euro che, unitamente ai risparmi conseguibili mediante l’implementazione dei punti 4, 5 e 6, permetterebbe allo Stato di risparmiare circa 11 miliardi di euro l’anno per i prossimi 4 anni: un tesoretto di 44 miliardi di euro di cui il governo potrebbe disporre per il prosieguo della legislatura per tagliare le tasse a famiglie e imprese.

Al tempo stesso, l’implementazione di questa nostra modesta proposta consentirebbe ai consumatori di risparmiare 10 miliardi di euro circa l’anno con uno sgravio in bolletta di circa 110 euro a famiglia e minori costi per le aziende per l’energia elettrica per 7,8 miliardi di euro, con conseguente recupero di competitività sui mercati che consentirà di offrire tariffe più basse per i propri beni e servizi a ulteriore sollievo dei consumatori.

Voi mi direte: “Ma la RED III? La strategia net zero? Il Fit for 55? Gli obiettivi per il 2030?” Ed io vi rispondo che, quando è guerra è guerra per tutti e che nessuno si senta intoccabile per asseriti diritti acquisiti: di fronte al cambio epocale di paradigma, al terremoto economico e sociale entro cui stiamo vivendo da anni, che nessuno si illuda di poter continuare a mantenere posizioni di privilegio e profitti ormai ingiustificati, ingiustificabili e fuori dalla grazia di Dio, considerati i tempi che corrono.



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